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OSSESSO


EP. 03 bis

 

 

Opening:

04 07 20

h. 18 30 – 21 00

Performance h. 20 00 (place to be announced)

 

 

Today June 21, day of the summer solstice, the sun brakes off (from solis statio, sun’s standstill) yet Il Colorificio lifts up. We are happy to announce the opening of OSSESSO by Giulia Crispiani on July 4th from 6.30 to 9 pm. Performance at 8 pm—the venue will be declared two days before the event.

 

OSSESSO is an immersive and cacophonous environment conceived by Giulia Crispiani as a space for the gathering and organisation of bodies and voices. Its palindrome structure is fed with radical circularities and schizophrenic convergences of specific spatial imaginaries – the toilet of a public bar, the Brigate Rosse’s hideout in Giambellino, the chapels of the Sacri Monti in Varallo and Orta. OSSESSO is thought as a hysterical diary for collective use, which proposes an erotica of subversion aimed at stripping the concept of hedonism of its nihilist component, while imagining new political postures. Starting from feminist and terrorist perspectives, the exhibition suggests an armed struggle undertaken by bodies, and makes use of the para-text as a performative and decentralised device.

 

 

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Oggi 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, il sole si ferma (da solis statio, arresto del sole) e Il Colorificio riparte. Siamo felici di annunciare l’inaugurazione di OSSESSO di Giulia Crispiani prevista per il 4 luglio dalle h 18:30 alle 21. Performance alle ore 20 – il luogo sarà comunicato due giorni prima dell’evento.

 

OSSESSO è un ambiente immersivo e cacofonico concepito da Giulia Crispiani come luogo di aggregazione e organizzazione di corpi e voci. La sua struttura palindroma si nutre di circolarità estreme e convergenze schizofreniche di specifici immaginari spaziali – il bagno di un locale pubblico, il covo delle BR in Giambellino, le cappelle dei Sacri Monti di Varallo e Orta. Pensato come un diario isterico ad uso collettivo, OSSESSO propone un regime di erotica della sovversione, volto a spogliare l’edonismo della sua componente nichilista e a immaginare nuove posture politiche. Avvalendosi di prospettive femministe e terroristiche, la mostra suggerisce una lotta armata di corpi, riflettendo sul paratesto quale dispositivo performativo decentralizzato.

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